Castelnuovo di Val di Cecina (PI) cell. 331 1101172 (Pres. F. Gherardini)

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CENNI STORICI

Castelnuovo di Val di Cecina è un piccolo villaggio delle Colline Metallifere, situato sull estreme propaggini della Maremma aperte verso il mar Tirreno e l’Isola d’Elba. Il suo nome medievale è “Castri Novi de Montanea” (Castel Nuovo di Montagna) e tale appellativo è assai più rispondente alle caratteristiche fisiche dell’insediamento urbano. Le origini sono incerte, ma risalgono senz’altro all’età Longobarda (VII secolo), allorchè questo popolo tracciò nuove strade per la ricerca di minerali edificando una serie di rocche di avvistamento e di difesa (Warding) lungo il tracciato che si snodava da Volterra a Massa Marittima. Il suo territorio è caratterizzato dalla presenza di notevoli siti archeologici del periodo etrusco, barbarico, medievale e da Pievi  pre - millenarie  che testimoniano il radicamento e la diffusione del cristianesimo. Una importante via di pellegrinaggio verso Roma, aperta da San Pietro e San Lorenzo, vide la presenza di San Rocco, San Guglielmo, di abati ed eremiti. Lungo il corso del fiume Cornia risalirono dal mare verso l’interno, San Regolo, Cerbone, Ottaviano, Clemente e Giusto. Dopo il 1000 fu a lungo feudo dei conti Alberti fino alla “rivoluzione” del  1213, quando la classe degli uomini liberi di discendenza longobarda (freiherren), riuscì a prendere il potere con l’aiuto del potente comune di Volterra, sotto la cui protezione l’economia e la vita civile conobbero un notevole sviluppo. Castelnuovo e il suo territorio furono al centro degli scontri per il possesso delle risorse minerarie (argento, solfo, allume, vetriolo), tra il vescovo-conte e il libero comune di Volterra per circa due secoli, fino a che, nel 1429, non entrò definitivamente nell’orbita della Repubblica Fiorentina seguendone le aspre lotte e subendo invasioni e saccheggi dagli esrciti imperiali e dalle truppe mercenarie a servizio delle città nemiche. Alla fine del XV secolo Lorenzo de’Medici e la sua corte di unanisti scelsero lo stabilimento termale di Bagno al Morbo, nel territorio di Castelnuovo, per trascorrervi lunghi periodi di cura e di riposo. Dato in feudo, come marchesato, alla famiglia degli Albizzi di Firenze nel 1639, fu ricostituito in autonoma comunità nel 1776 da Pietro Leopoldo I, il grande sovrano illuminista che avviò la rinascita dell’industria  e della società. Mèta di letterati, geografi, scienziati (Lucrezio, Plinio, Dante Alighieri, Ugolino da Montecatini, Leandro Alberti, Marullo, Busching, Miller, Mascagni, Hoefer, Giovanni Targioni Tozzetti, Marie Curie e molti altri), a partire dal 1818 conobbe una nuova fase di sviluppo economico seguendo i progressi dell’industria boracifera attuati da Francesco De Larderel, sviluppo che per quasi due secoli ne ha caratterizzato la storia fino ai giorni nostri.

Il paese

Lo costituiscono due unità separate: il borgo medievale ed il paese nuovo. Il borgo negli anni 70 e 80 del 900 è stato quasi completamente abbandonato dalla popolazione che si è trasferita in massa nel paese nuovo che veniva contemporaneamente edificato.

Negli ultimi anni è letteralmente esploso il turismo residenziale ed italiani e stranieri stanno acquistando e ristrutturando le case abbandonate ed il paese vecchio sta tornando a nuova vita. Gli immobili da recuperare sono ancora molti ed a buon mercato .

Il borgo offre a chi ci soggiorna pace, tranquillità e silenzio dal momento che nelle sue strade anguste le auto non possono circolare  e devono rimanere fuori delle porte.

In autunno il folto castagneto che circonda il borgo riserva gradite sorprese. In ogni stagione si possono fare lunghe passeggiate  a piedi o a cavallo.

Alcune notizie sul territorio

Castelnuovo di Val di Cecina si trova in Toscana, nella parte nord-occidentale delle Colline Metallifere. Il suo territorio appartiene al lembo meridionale della Provincia di Pisa, là dove essa confina con le Province di Siena ad est e di Grosseto a sud.

Due corsi d’acqua principali, il torrente Pavone, affluente del Cecina, ed il Cornia limitatamente alla sua parte superiore.

Il paesaggio è caratterizzato da bassi e dolci rilievi collinari che verso sud e verso est diventano aspri e salgono fino a 1000 metri, lungo i contrafforti della Carlina e della Cornata.

Dovunque boschi fittissimi che a seconda dell’altitudine e dell’esposizione vanno dalla macchia mediterranea (pino, ginepro, roverella, corbezzolo, ligustro ecc.) alla tipica vegetazione appenninica (rovere, cerro, carpino, frassino, castagno, ecc.). Ricca e variegata la fauna selvatica.

Contrariamente alle zone confinanti le attività economiche non si sono mai limitata all’agricoltura che anzi è sempre stata povera, scarsa e con valore residuale o integrativo del reddito; la gran parte della popolazione fin dal medioevo è stata impegnata nel lavoro delle cave, delle miniere, del taglio del bosco e della produzione di carbone.

Nel nostro secolo si è particolarmente sviluppata la produzione geotermica dell’energia elettrica  che, subito dopo la nazionalizzazione e la costituzione dell’Enel ha portato occupazione e benessere a gran parte della popolazione. L’industria geotermica ha segnato il territorio con la sua fitta rete di vapordotti e di torri di raffreddamento che oggi stanno rapidamente diventando reperti di archeologia industriale. Recentemente sono comparse tra le attività economiche anche l’attività serricola che utilizza vapore a bassa temperatura  ed il turismo.

Per la particolare storia economica del territorio la popolazione è concentrata nel capoluogo e nelle tre frazioni – Montecastelli Pisano, Sasso Pisano e la Leccia – mentre l’insediamento sparso, tipico dell’agricoltura mezzadrile toscana è scarso.

Da vedere

Meritano di essere visitati nella Valle del Pavone due ponti rispettivamente ad una e due arcate, bell’esempio di architettura medievale. Da rilevare la presenza di aziende agrituristiche che offrono la possibilità di passeggiate e di escursioni a cavallo. Decisamente ben conservato e gradevole il Borgo di Montecastelli Pisano con la Pieve romanica di pregevole fattura e la torre dei Pannocchieschi; In prossimità di Montecastelli, a pochi metri dalla strada provinciale, merita attenzione la tomba etrusca dell “Buca delle Fate” risalente al VIII° secolo a.c.  A sud di Castelnuovo, alle sorgenti del fiume Cornia, il Borgo medievale di Sasso Pisano  e nei pressi del centro abitato le Fumarole o Putizze, manifestazioni geotermiche davvero uniche: esse rappresentano un esempio di geotermia al naturale, ossia come di come si presentasse il paesaggio della “Valle del Diavolo” prima dell’insediamento delle attività  industriali che hanno sfruttato questa risorsa per la produzione di energia elettrica.

Procedendo dal Sasso verso il Borgo della Leccia, oggi quasi interamente recuperato al turismo residenziale si incontrano gli scavi di un vasto complesso termale etrusco-romano attivo dal III° secolo a.c. fino all’epoca tardo –imperiale , che riveste notevole interesse storico e archeologico. Secondo illustri fonti dovrebbe trattarsi delle AQUAE POPULONIAE assai note nell’antichità classica e riportate nella TABULA ITINERARIA PEUNTINGERIANA.

Il borgo di Castelnuovo

Il Borgo medievale, è costruito a pianta circolare su un ripido  scoglio; vie tortuose e strette si snodano fino alla sommità ove risiede la rocca e la chiesa parrocchiale che conserva alcuni tratti romanici, come pure la cripta che unisce il “Borgo” al “Castello”. Il Borgo, con una fisionomia architettonica omogenea e tipicamente medievale, si presenta caratteristico e accogliente, integrato con i boschi circostanti ai quali si accede attraverso tracciati e sentieri; offre tranquillità e quiete non essendo percorribile con le auto e, da alcuni anni, è interessato da un fenomeno crescente di turismo residenziale di italiani e stranieri. In autunno ed in inverno è diffusa l’attività venatoria e la raccolta di funghi e castagne.

Il paesaggio

Nel lembo meridionale della provincia di Pisa, ove essa confina con la provincia di Siena e di Grosseto, si estende il territorio di Castelnuovo diVal di Cecina. Il paesaggio collinare della Val di Cecina si fa ora più aspro: fitti boschi ricoprono i rilievi e la vegetazione mediterranea lascia il posto a quella appenninica (castagni, cerri, carpini). Castelnuovo, a 600 mt. di altitudine, si estende sulla pendice nord-orientale del Monte che lo sovrasta la cui cima, denominata Aia dei Diavoli, raggiunge 876 mt e separa la valle del Cecina da quella del Cornia. A sud- est di Castelnuovo si alzano, invece, le Cornate di poco superiori ai 1000 mt. di altezza e a valle del paese il torrente Pavone. Il paesaggio è arricchito dal verde dei castagneti che, declinando dal monte al fondo valle, giungono fino alle porte dell’antico Borgo.

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Descrizione e Istoria di Castelnuovo

 TARGIONI TOZZETTI – 1742

Castelnuovo di Val di Cecina è uno dei più grossi Castelli del Volterrano, situato a bacìo, in un risalto eminente della pendice boreale d’un Monte. Da lontano ha la figura di una Pina, in cima della quale è la Chiesa, col recinto più antico, sotto poi è il Borgo, con le strade ripidissime e tortuose.

L’aria sua è assai fredda, e nell’inverno ha poche ore di sole, che gli è parato dalla Montagna a ridosso; davanti per la parte di Tramontana, ha una valle angusta e scoscesa, in cui sono i Lagoni, che  scolano nel fiume Pavone.

Nell’anno 1176 era padrona di questo Castello la Badia di Monte Verdi. Non so bene come dal dominio della Badia di Monte Verdi, passasse Castelnuovo a quello di certi Dinasti, poiché si sa che  nel 1210 a. 29 maggio Goffredo e Ranieri di Strinata, Seguino di Federigo, Simone e Lambardo di Spinello, fatti Cittadini Volterrani con i soliti privilegi, cederono al Comune di Volterra, e per esso ad Inghiramo  Podestà, le loro ragioni sopra il Castello di Castelnuovo  detto di Montagna.

I medesimi Lambardi di Castelnuovo  (che si seguitano a chiamarsi tali anche nel 1319) nel 1212, soggettarono quella Terra al Comune di Volterra, con facoltà di edificarvi una Rocca, come fu fatto.

Nel 1213 agli 11 di Maggio il Conte Rinaldo del Conte Alberto promesse a Gulfo di Favilla,  Podestà di Volterra, di star sempre in pace coi Volterrani, e con quelli che questi aiutassero, e particolarmente con i Lambardi di Castelnuovo; e promesse di far sì che lo stesso si obbligassero a fare i Lambardi  di Elci, gli uomini del Castello di Elci, e quelli di Monterotondo.

Fu intorno al 1328 tolto al Comune di Volterra il Castello di Castelnuovo, il quale nel mese di Maggio vi mandò soldatesche per recuperalo. Nel 1343, il Cav. Attaviano Belforti fece a spese del Comune di Volterra fortificare il Castello e la Torre di Castelnuovo.

In occasione della sollevazione di Volterra del 1429, quei di Castelnuovo si gettarono nel partito dei Fiorentini; lande questi nel 1431, fra gli articoli del concordato coi Volterrani, vollero che concedessero agli uomini di Montecatini e di Castelnuovo certe immunità e grazie, colle quali avevano dato loro intenzione di distinguergli.

Nel 1447 Castelnuovo si rese a buoni patti alle truppe di Alfonso Re di Aragona e di Napoli, ma doppo la partenza di esse Truppe dallo Stato Volterrano, il solo Castelnuovo restò occupato da Antonio Petrucci, Cittadino Senese; lande i Volterrani ne fecero inutilmente doglianza colla Repubblica di Siena e fu necessario recuperarlo a forza di Armi, lo che seguì nel mese d’Ottobre.

Nel 1513 la Repubblica Fiorentina , per gratitudine dei buoni servizi prestatile dalla Città di Volterra, con ampio Diploma spedito in dì 5 d’Ottobre, le restituì quasi tutti i suoi antichi privilegi, tra i quali quello di mandare i Rettori nelle Terre dell’antico suo Contado, eccetto però Castelnuovo, quale non doveva esser soggetta neppure al Podestà istesso di Volterra e poteva eleggersi il Podestà a modo suo.

Non so bene le ragioni di quella parzialità per Castelnuovo, ma so di certo che gli fu mantenuto tal privilegio fino ai tempi del Principato, poiché in un Registro di Lettere del Duca Alessandro de’Medici, ho veduta una lettera in data de’ 24 Febbraio 1533. ab. Inc. agli Uomini della Comunità di Castelnuovo di Volterra , colla quale gli raccomanda che elegghino per Ufiziale Ser Vincenzo Benvenuti da S. Gemignano.

Fu poi Castelnuovo, dai Serenissimi Granduchi, insieme col suo Comune, dato in Feudo, con titolo di Marchesato, a Senator Luca degli Albizi, sotto il 13 Dicembre 1639. e la sua Pieve intitolata a S. Salvatore, fu eretta in Arcipretura nel 1666. in tempo del Pievano Pompeo Birelli Nobil Senese. 

Nel 1742 vi era Arciprete il Sig. Paolo Giovannelli Paesano, quale gentilmente mi favorì d’alloggio per due giorni, ed aveva fabbricata di nuovo in miglior forma, e maggior’ ampiezza la Chiesa.

 In una veglia mi divertii con scorrere gli Statuti di Castelnuovo, approvati nel 1525 e notai quanto appresso. Rubr. 7. Pena a chi manda la Bolla Livida. Che nessuno possa mandare ad alcuna Persona la Bolla Livida, o essa ricordare in alcun modo, pena soldi 10. Quest’ era un’ imprecazione, come si direbbe oggidì: che ti venga la Peste!!  (negli Statuti di Montieri pubblicati l’anno 1500 si legge la Rubrica di non mandar la Mala Bolla.)

In un antica carta pubblicata dai PP Durand e Martene, si trova Malaprum, Carbunculus, mala Pustula, che significa il Carbonchio Pestilenziale, o sia Gavocciolo. Le frequenti Pestilenze che per lunga serie di anni devastarono la Toscana, avevano messo tal terrore nei Popoli, che si stimava delitto grande il solo imprecare una simile disgrazia.

Non era universalmente allora intesa la vera propagazione della Peste per via del Contagio, e perciò le stragi succedevano tanto grandi, per mancanza di cautele. Vi è peraltro qualche barlume, che il contagio fosse conosciuto, poiché Franco Sacchetti nella Novella 27 p. 37 descrivendo una Peste dice: costui venendo a maorte, ed essendo di state, la Mortalità sì grande, che la moglie non si accostava al marito, e il figliolo fuggia da Padre, e’ l fratello dal fratello, perocchè quella pestilenza, come sa chi l’ha veduta, s’appiccava forte.

 In altra opera che ho tra le mani farò vedere per serie cronologica l’origine, ed i miglioramenti dell’odierna utilissima pratica universale delle Guardie, Contumacie, e Spurghi per tener lontana la Peste Contagiosa.

Segue negli Statuti di castelnuovo:

Rub. 23 Che nessuna Donna vada dietro al Marito --- Considerato all’instabilità delle Donne, et il rumore che fanno etc.

Rub. 39 Pena a chi rompe, o maglora Lino in Castello.

Rub. 40 Pena a chi vendemmia innanzi S. Michele.

Questa è una savissima Costituzione, a cui è stato pensato anche in altre Leggi Municipali della Toscana, ed esiste un bando stampato col titolo: Decreto sopra il modo di vendemmiare dalle 12 miglia in qua verso Firenze, pubblicato dal Magistrato Supremo per ordine del Sereniss. Granduca ne’ 15 Luglio 1583, in cui si vuole che gl’jusdicenti ogn’anno fissino il giorno, secondo l’esigenza delle annate, e lo dichiarino a tutto Agosto: Buono per le nostre campagne, se fosse tenuto in osservanza!

Rub. 45 Che si spazzi innanzi all’uscio ogn’otto dì.

Rub. 75 Che si venda, e compri a misure volterrane.

Rub. 76 Che ogni Capo di Famiglia di Castelnuovo, o qui abitante, sia tenuto e obbligato fare ogni anno tanto Orto, quanto alla casa sua sia di bisogno.

Anche quella disposizione dello Statuto di Castelnuovo è utilissima, e Dio volesse  che,  e qui e nel restante delle Maremmme,  fosse osservata puntualmente, perché appunto una delle cause che contribuiscono alle Malattie Maremmane, è la mancanza degli Alimenti Vegetabili freschi.

Rub. 98 Pena a chi fa scampanate, veduto la disonesta molestia, che si da a qualunque vedovo, o vedova che viene a marito, sì di scampanargli tutta la notte all’uscio, sì ancora delle parole disoneste che si usano etc. Il Sig. Muratori eruditamente discorre delle fischiate , ed altre insolenze solite farsi ai vedovi , che passavano alle seconde nozze, e ne deduce l’origine della bigamia proibita ai Sacerdoti nella Legge antica, e poi da S. Paolo, e da diversi Concili. Trovo peraltro nel rarissimo libro intitolato la Bassa Corte, o Assise e Buone Usanze del Reame di Gerusalem e Cipri, l’originale del quale in lingua Gauloise, fu compilato poco doppo la conquista di Terra Santa fatta dai Cristiani.

Alla Rubrica 148 Pena alla Vedova, che ripiglia Marito dentro all’anno del vedovile.

 L’aria di Castelnuovo è sufficientemente salubre, e migliore di qualunque altra di Maremma, anzi è fama che nell’orribile peste del secolo passato, che desolò i paesi circonvicini, non vi morisse veruno, ed i paesani doppo la grazia speciale del Signore Iddio, ne attribuiscono la causa all’Esalazioni Sulfuree de’Lagoni, che tenessero purgata l’aria. Circ’alla salubrità dell’esalazioni del Zolfo,  V. Casati de Igne p. 232 ed il Sig. Dott. Giuseppe Baldassarri ha fatto vedere , che l’acido minerale, il quale esala dalle Acque Termali, è un correttivo dei miasmi Alcalici Pestiferi de’ Paduli.

 Il Comune o Territorio di Castelnuovo è tutto montuoso, con buonissime pasture, che fruttano ai Paesani gran guadagno su i bestiami, particolarmente per il Cacio Forte, cioè salato, in piccole Forme, che ne ricavano.

La pendice del Monte su cui è situato il Castello, è vestita di grandissimi castagni domestici, che servono di sostentamento a gran parte degli abitatori, colla Farina che ne ricavano dai frutti. Di questa ne fanno della bianca, che è la più dolce e gentile, ma non arriva a bastare un’anno; e della Rossa, tostando un poco le castagne, che riesce alquanto aspretta, ma dura molti anni; lo che ci  può far meglio comprendere la necessità, ed utilità grande delle Stufe per prosciugare il Grano, inventate dal nostro Celebre Bartolommeo Intieri.

In questi immensi Castagni osservai, che la maggior parte erano troncati ad una certa altezza, come se fosse stato fatto a posta; e dicono che ciò seguì dal gran peso della neve fermatavisi e diacciata sopra, non mi sovviene in qual’anno, che gli fece stroncare così.

Ai Padroni dei castagneti è lecito di far raccogliere le loro castagne fino a un determinato giorno, del quale ora non mi ricordo; ma passato che quello sia, la Comunità ha lei sola il diritto, o la privativa di mandarvi i maiali a pascere, e grufolare per cercare le castagne restate in terra fra le foglie, o che cadono da quel giorno in poi. Questo diritto si chiama di Ruspo, dalla parola antica latina ruspari, e la Comunità vende il Ruspo al maggior offerente al pubblico Incanto, che le porta una buona entrata, essendo questa un’ottima Pasciona per tal sorta di bestie.

Il restante de’Monti di quello Comune, che guardano Mezzogiorno o Levante, sono interamente nudi. Benché non sieno molto ripidi, ed abbiano sufficiente terra, e dicono ciò essere accaduto, perché anticamente ci erano Forni dove si fondeva la Vena del Ferro, e che per tal’ opra sieno stati distrutti i boschi che prima vi erano. Non solo sono molto nudi questi Monti, ma sono ancora incolti, ed in pochissimi luoghi si sementano.

Nell’Estratto del repertorio dei Libri del Monte Comune, il Signor Domenico Manni ha annotato: Da un giornale di Castelnuovo del 1560 si rileva, che il Granduca Cosimo I aveva ancora intrapreso a far cercare l’oro per i fiumi (o dalla Lunigiana, o di Maremma) vedendosi alcune partire di spese, sì in far cercare Uomini per la Lombardia atti a tal lavoro, come anche in condurli a quest’ impresa, della quale è ignoto a  noi l’esito.

Intorno al Castello è gran quantità di fontane. La principale è l’acqua della Conserva, che viene per canale di lontano un miglio: vi è anche la Fonte Isacchi, la Fonte del Canale, e la Fonte del Tufo. Nelle loro sorgenti sono alquanto calde, ed hanno qualche sitarello di zolfo, ma lo lasciano presto: sono sufficientemente buone a bevere, e mescolandovi dell’olio di Tartato, appena diventano albe. Se mal non mi ricordo, mi dissero che servendosi di quest’acqua, attinta così calda naturalmente, per il Formento, o Lievito, il Pane non lievita, ma bisogna per tal’uso lasciarla freddare, e doppo riscaldarla, che allora è buonissima. Anche la Fontana Castro, nell’Isola di Milo, scaturisce calda, ed è sanissima a bevesi. Esempi di altre acque termali usate sanamente in bevanda continua, e per cuocere le vivande, possono vedersi presso di Gio. Baubino de Aquis Medicatis L. 2.c.i.p. 93 94 del Gassando in vita Peyreschii pag. 333 ed anche presso di Giulio Isolino de’ Bagni di Ischia p. 127 e 174. A Bormio, per altro, nella Valterrlina sono certe acque , che anche cotte ritengono il sito di zolfo, eppure le devono senza sentire pregiudizio. Se le Acque Termali bollano più presto delle non Termali, v. quanto ha saviamente osservato il Sig. Dottore Giuseppe Baldassarri, nel Tomo 2 degli Atti dell’Accademia delle Scienze di Siena, detta de’ Fisiocritici a c. 77. 88. ed 89.

Nella Pianta del Marchesato fatta l’anno 1672, notai, che egli confina con i Comuni di S. Dalmazio, di Monte Cerboli, della Leccia, del Sasso, di Bruciano, di Fosini, e di Montalbano. Bruciano adesso rovinato dalla parte di mezzogiorno, ed il titolo della sua Chiesa dedicata a S. Maria, è ancora annesso all’Arcipretura di Castelnuovo.

Nella Cima del Monte sono le rovine di una Rocca della Castel Volterrano, fatta verisimilmente una frontiera de’ Vescovi, o della Repubblica di Volterra: resta a ponente di Castelnuovo, due miglia lontano da esso, e non ne sussiste in piedi altro che una chiesa, detta alla Decima Cappella Lotti.

Le cose più notabili del Comune di Castelnuovo sono il Lagoni,o Fumacchi, l’Edifizio del Vetriolo, e le Mosete, o Putizze.

Dal   TRACTATUS DE BALNEIS  di  Ugolino da Montecatini pubblicato a Città di Castello nel 1417.

Ugolino da Montecatini, figlio di Giovanni Caccini, nacque tra il 1348 ed il 1350. Riformatore del Collegio Medico Pisano  e pubblico Maestro di medicina praticata.

Leo S. Olschki Editore – MCML

Trascrizione, traduzione italiana dal latino  a cura del Prof. Michele Giuseppe Nardi.

 

I BAGNI DI VOLTERRA

 Parlerò ora delle acque e dei bagni di Volterra, città ricchissima di acque minerali. Anzitutto dirò che, a 16 miglia dalla città, in un luogo privo di vegetazione vi è un gran numero di bagni. Io mi recai con un uomo che ho amato più di tutti: Coluccio da Stignano   (1331 – 1406)  di recente nominato Cancelliere della Repubblica fiorentina. Questi bagni sono stati sistemati benissimo dai magnifici Signori di Firenze, secondo il consiglio e le disposizioni del medico fiorentino Cristoforo Giorni, mio amico carissimo. Egli ebbe dal nostro magnifico Signore la libertà di allestire le terme e si sforzò di renderle famose. Furono poi chiamati bagni “curativi”.

Poiché il luogo era molto boscoso, vi si accampavano vicino tali uomini nobili …… che vivevano di rapina. Era un asilo di ladroni e di uomini malvagi, i quali catturavano molte persone fra le quali,  mi ricordo che fu preso Mezeta di Castelfiorentino mentre si recava ai bagni per curarsi la podagra. Imprigionato in uno di quegli accampamenti, per riacquistare la libertà, si offrì di pagare 4.000 fiorini. Ma i ladroni ne volevano otto e lui preferì morire che lasciare i figli nella miseria: battè tanto la testa in un muro che morì!

Per questi avvenimenti quei bagni sono stati ridotti in un fortilizio; non è certo un luogo che possa resistere per molti giorni, ma certo che casi simili non accadranno più. Vi sono molte abitazioni e ben costruite.

E’ un territorio ricco di bagni   che, a parer mio, hanno come minerale predominante l’allume e poi lo zolfo.

Sulle pareti, specialmente nei pressi dell’uscita, c’è tanto allume da poterne ricavare gran quantità da quei muri. E a me sembra che siano ivi tre bagni che confluiscono insieme. Il primo in cui cade l’acqua, ora, è caldo ed è di giovamento per i dolori alle congiunture e per le forme nervose, causate dal freddo; secca l’umidità di tutto il corpo e fa bene ai dolori dell’utero, provocati dal freddo e dall’umidità. Non fa venire la sete, contrariamente a quanto fanno molti altri bagni.

Quel calore può essere sopportato per più di un’ora. Il tempo più adatto alla cura è la primavera. In questo bagno si può usare la doccia che è di grande giovamento per asciugare i catarri umidi del capo.

Al di là della cinta delle mura vi è un altro bagno temperato, contenente ferro, oltre ad una parte di allume. La sua natura è quindi vicina a quella del bagno denominato “di Villa” che è, come dissi, nella provincia di Lucca; quest’ultimo, secondo me, è, però, più efficace. Vicino a quei bagni, per due miglia, ai piedi del monte, presso un castello che si scorge ed a me è stato detto chiamarsi Castelnuovo, vi sono dei sudatori. Molti li chiamano così.  Sono essi profondi e dotati di così mirabile ebollizione che le particelle dell’acqua salgono con rumore e violenza fino alla superficie sì da dar luogo ad una mirabile creazione di vapore nell’aria.

Si dice inoltre che quando due uccelli volano sopra a questi sudatori, avviene anche che si incendino per quei vapori e cadano e subito siano bruciati nei sudatori stessi. La stessa cosa avviene ai cani e per gli altri animali, i quali, caduti dentro, subito si cuociono e si consumano.

Io credo che la natura di questi luoghi sia solforosa ed alcuni usano questi vapori per le caldaie in ebollizione in cui sono i panni sotto la cenere.

In questo territorio vi è abbondanza di acque con vari minerali, per la maggior parte salini; abbondanza che serve alla cittadinanza fiorentina, alla sua provincia ed al suo distretto. Similmente vi è mirabile abbondanza di zolfo ed anche di allume.

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CASTELNUOVO  DI  VAL  DI  CECINA – Repetti

Così lo descrive il Repetti nel Dizionario Corografico della Toscana edito a Milano nel 1855:

 “ Terra, già castello, capoluogo di comunità unita a quella di Monte-Castelli, presso la Rocca Sillana, con chiesa arcipretura  (S.Salvatore), nella giur. di Pomarance, diocesi di Volterra, comp. di Pisa.

Siede nelle angustie di un vallone (del Pavone), fabbricato sul fianco di un ripido monte quasi a scaleo,sicchè le case delle strade superiori sono quasi sul tetto di quelle delle strade inferiori, la piazzetta, la chiesa, e l’antica rocca, ora casa Fabbrini, esistono sul comignolo di questo paese rappresentante una mezza pigna conversa.

Di questa terra ignorasi l’origine e con quale nome fosse chiamata innanzi quello attuale, seppure non è quella Castellina  che con Elci, Cornia ed altri paesi del volterrano contado liimp. Federigo I con diploma del 1164 restituì al Conte Alberto di Vernio, nipote di altro conte Alberto che gli aveva perduti.

Un simile privilegio fu rinnovato nel 1210 dall’imp. Ottone IV a favore dei figli di detto conte l’anno dopo la morte del loro padre, siccome apparisce anche dall’atto di divisione  fatta nel febbraio di detto anno fra i due fratelli maggiori Callainardo e conte Rinaldo che fu conte di Monte-Rotondo.

Similmente è ignota l’epoca in cui la parr. di Castelnuovo fu staccata dalla Pieve a Morba dalla quale dipendeva anche nel 1336. – Nota bensì è l’epoca in cui essa fu dichiarata (nel 1666) arcipretura, e ottant’anni dopo ingrandita e rimodernata; mentre il paese col distretto di Castelnuovo di Val di Cecina fino dal 1639 fu eretto in feudo dal Granduca Ferdinando II con titolo di marchesato a favore di Luca degli Albizzi, i cui eredi lo ritennero fino alla legge del 1751 sull’abolizione dei feudi.

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DON SOCRATE ISOLANI – 1937

 Castelnuovo trovasi sulla via Massetana a tre chilometri e mezzo da Larderello sulla parte orientale di un poggio che raggiunge l’altezza di m. 861.

Fu conosciuto col nome di Castelnuovo di Montagna ed appartenne in parte ai conti Alberti di Mangona, ai quali fu restituito nel 1164 e confermato nel 1210 al conte Rinaldo, al quale era toccato nelle divisioni col fratello Maghinardo e in parte alla Badia di Monteverdi, da cui Rinaldo comprò tutti i diritti.

Costui nel 1212 giurava sudditanza al Comune di Volterra, al quale nel 1213 vendeva tutte le sue ragioni che gli appartenevano sul Cassero, corte e distretto, nonché sugli Uomini di Castelnuovo che prestavano giuramento di obbedienza al detto Comune.

Con altro atto in data 29 maggio 1246, gli stessi Lombardi (eguale a signori) di Castelnuovo, stando in Lustignano, vendevano allo stesso Comune tutti i diritti che ancora godevano in quella corte e distretto.

Così quel Castello passava interamente a Volterra, ma nonostante fosse luogo di buona difesa, fu preso e saccheggiato nel 1447 dalle truppe di Alfonso d’Aragona.

E’ castello costruito a tre ripiani uno sopra l’altro, che girano tortuosi sino al Cassero, dove si trovano la piazza, la Chiesa ed il palazzo Pretorio, che fu l’antica rocca, ora sede dell’asilo infantile diretto dalle Suore.

In fondo alla piazza è una magnifica e ricca sorgente di acqua freschissima.

La sua Chiesa, ora Arcipretura, dichiarata tale nel 1666, anticamente era suffraganea della distrutta Pieve a Morba.